Filosofia e arte

| Ferruccio Ramadori | PoliticaMente anno V, n. 55 - luglio '10 |
Frequentare Ferruccio Ramadori non è un'esperienza comune: l'esuberanza dei modi e la ricchezza di una personalità più che amicale, fraterna, lo rendono subito accessibile al dialogo, come alla battuta giocosa. Ma proprio quando si ha l'impressione di averlo avvicinato e compreso, nell'intimo della sua affabilità, allora egli ci mostra quanto lontano ancora siamo dalle sue vere confidenze. Ramadori è umbro della Valnerina e conserva gelosamente, nel suo carattere e nelle sue opere, i tratti della Terra che lo ha allevato: molto più chiuso e riservato, di quel che l'apparente disinvoltura del comportamento lascerebbe intendere. La già lunga avventura dell'artista, recentemente approdato sul costone della poesia dialettale, conferma la scelta di un linguaggio inventato per pochi e intimi, comunque, non destinato ad allargarsi, fino a comprendere chiunque. I sogni della sua pittura, così come le immagini nascoste nei suoi versi, nascono da un caleidoscopio di emozioni, cui il linguaggio discorsivo non riesce a star dietro. Perciò, Ramadori ricorre al simbolo, alle policromie, all'apparente rigore delle geometrie o delle numerazioni, e comunica, nel vortice di sensazioni in libertà, il richiamo a un ordine armonico che tutte le sottende. Se non si avesse il timore di scadere nella banalità di una ricognizione estetica, potremmo facilmente scoprire in lui il tentativo che ricompone luci e colore in melodie visive, e ogni melodia elabora, fino a farne un poema sinfonico: il coinvolgimento di autore e spettatore, in accurata sintonia di sentimento e ragione. Sul filo della retorica comunicativa, che insiste sui temi di una paziente rivelazione d'intelligenze, Ramadori si dimostra padrone della tecnica più antica, quella dell'iniziazione e dell'educazione all'ascolto. E l'opera sua, apparentemente muta e fredda, nonostante il chiassoso accostamento delle linee e dei colori, manifesta il suo pregio più profondo, proprio nel cauto sussurrare delle formule iniziatiche. Si tratta di capire dove ci condurrà il viaggio di questo poeta-pittore. Si tratta di fare i conti con le sue elucubrazioni, con i suoi preziosismi di musiche e rime: note disegnate e parole sfumate, nello stridore dodecafonico e ripetitivo di un'arte personalissima, che richiama a vita certuni paradossi del migliore futurismo. |
Luce e tensione |
Segno parola e musica |
Le immagini sono tratte da: "Ramadori. Tensione, armonia e ritmi cromatici", 2003 |
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