Augusto del Noce: Modernità-Interpretazione transpolitica della storia contemporanea

Casa Editrice: Morcelliana, 2007

Pagg. 83

Euro 8,00

Recensione di Giovanni Sessa

E' già da qualche tempo in libreria, un'interessante opera del filosofo Augusto Del Noce, sul cui nome sembra, da troppo tempo, calato il silenzio della cultura ufficiale, in un momento come l'attuale, nel quale le sue analisi speculative e politiche, potrebbero fornire strumenti importanti per la comprensione della storia e della realtà contemporanea. E', quindi, ancor più meritoria l'opera, di ricostruzione teoretica e filologica del percorso delnociano, che da anni compie il Centro Studi della Fondazione che   porta il nome del filosofo cattolico, a cui si deve la pubblicazione in questione. Si tratta di Modernità-Interpretazione transpolitica della storia contemporanea, edita da Morcelliana .    Il volume consta di due saggi, già pubblicati in passato, e ora raccolti nello stesso volume, dato il loro carattere esemplare e riassuntivo delle più significative posizioni di Del Noce. Il primo, rinvia alle problematiche che il filosofo ampiamente trattò nel Problema dell'ateismo e in Riforma cattolica e filosofia moderna. Il secondo, è prossimo alle tematiche sviluppate  nel Suicidio della Rivoluzione e presenta l'esegesi dell'attualismo elaborata nel postumo Giovanni Gentile. In Modernità   Del Noce affronta ciò che, persino il senso comune contemporaneo, ritiene indubitabile, indiscutibile: il valore assiologico della modernità. Il moderno pensato e, soprattutto, vissuto, come cesura nei confronti dell'antico e del medievale e come continuo tendere al progresso, in forza del rifiuto del sovrannaturale. Tale cancellazione ha trovato, nella storia della filosofia europea, due modalità diverse di realizzazione: la prima è rappresentata dalla riduzione dell'assoluto nella razionalità immanente, la seconda è quella dell'ateismo pienamente dispiegato e cosciente di sé, in realtà preparato e determinato dalla modalità che storicamente lo ha preceduto, quella immanentista. Non aveva del resto, al riguardo, sostenuto Pascal la tesi della complementarietà di deismo e ateismo? In realtà, per il pensatore di Savigliano, l'ateismo non è che l'esito ultimo del razionalismo metafisico, che ha sostenuto il primato della filosofia sulla religione al fine di renderla, come con compiutezza, nella prefazione, sostiene Giuseppe Riconda : “ .. un insieme di simboli o allegorie suscettibili di una trascrizione razionale” (p. 7). E' di fronte al problema del male che la via razional-metafiscica mostra i limiti più evidenti. Infatti, nei confronti di tale problematica, è possibile o aderire alla interpretazione giudeo-cristiana del male come prodotto della libertà creaturale, oppure alla posizione anassimandrea , per la quale il finito è già di per sé negativo e il male vi inerisce compiutamente, manifestandosi come colpa e sofferenza. In questa seconda opzione , il finito è vissuto come un dato da annullare. E' quanto, per Del Noce, si verificò con la fine del sistema bruniano che fu soppiantato dal libertinismo, colto dal filosofo, per così dire, nella sua essenza pura, teoretica, e non semplicemente negli atteggiamenti pratici a questa stessa essenza correlati. Pertanto, il filosofo viene a individuare quattro forme dell'ateismo moderno, tra esse unite da tratti comuni: un ateismo dopo Bruno, un ateismo successivo a Spinoza e un ateismo posteriore all'hegelismo, e cioè, rispettivamente:l'ateismo libertino, quello illuminista e infine quello di impianto marxista e nietzschiano, maturato nei processi dissolutivi dell'immanentismo hegeliano, come magistralmente dimostrato da Lowith . E' la filosofia metodista seicentesca che, tentando di ridurre il filosofare a gnoseologia, eludendo il primato antico-medioevale dell'ontologia, presenta un'ambiguità di fondo , successivamente risolta in chiave ateistica. In particolare, tale ambiguità è addirittura costitutiva nel sistema di Cartesio.Questi, pur conservando nella propria metafisica retaggi scolastici, come mostrano le cinque vie, in verità fornirà, in altri aspetti del proprio filosofare, linfa vitale a quella corrente di pensiero che condurrà all'ateismo di Nietzsche. Nella prospettiva delnociana si tratta, al contrario, di muovere dai temi tradizionali e religiosi, ancora presenti in Cartesio, per recuperare alla vita e al pensiero il sovrannaturale , in un itinerario speculativo lungo il quale si incontrano, inevitabilmente, Pascal, Malebranche , Vico e Rosmini .  La filosofia di questi autori viene indicata da Del Noce come ontologismo, cioè una forma di pensiero centrato sulla metessi misterica dell'uomo all'essere, in grado di riscattare il finito dalle maglie del nulla. Il pensiero religioso potrà, quindi, avere ragione dell'ateismo solo se riuscirà a sviluppare una critica radicale al razionalismo, quale antecedente del nichilismo. Pertanto, secondo Riconda , Del Noce ci   presenta un Tommaso essenzializzato e un Rosmini valorizzato attraverso l'intuizione intellettuale, intesa quale conditio sine qua non della nostra partecipazione al divino. Certamente Del Noce, quale filosofo della pratica, non poteva accontentarsi di tracciare itinerari storico-filosofici , per quanto suggestivi e stimolanti essi fossero: giunse, infatti, lungo questo percorso, a incontrare le idee che, sulla storia contemporanea, stavano maturando  Renzo De Felice ed Ernst Nolte, cioè la sua “interpretazione transpolitica ”.  Lo storico italiano, con questa espressione, si riferiva al fatto che il fascismo non poteva essere realmente compreso solo alla luce della mera indagine evenienziale , occorreva interpretare i fatti che lo avevano visto protagonista, alla luce di categorie filosofiche. Anche per Del Noce, all'origine della storia contemporanea, c'è un fatto filosofico: “ Questa filosofia si raccoglie nell'idea di rivoluzione e che nella rivoluzione si manifesta l'allontanamento dell'uomo da dio” (p. 14). Con la rivoluzione gli uomini vogliono sostituirsi, nel governo della storia, a dio. Ma tale sforzo ha come proprio esito la catastrofe finale, fondata sul servaggio di massa e sull'egoismo nichilista. Attraverso l'incontro intellettuale con Eric Voegelin , il filosofo cattolico legge, servendosi della categoria del neo-gnosticismo, il rivol uzionarismo dell'epoca della secolarizzazione. Per dirla con Riconda : “ La religione gnostica è sempre ritrovata a partire dalla secolarizzazione del cristianesimo…nel marxismo essa si pone come nuova gnosi post-cristiana, nella misura in cui accetta la trascendenza cristiana dell'uomo dalla natura e passa dal cosmologismo all'antropologismo” ( p.17). Ma, nel suo sforzo realizzativo , il marxismo perde il momento dialettico e ricade nella situazione che intende negare, ora però devalorizzata sulla base del materialismo storico. Questo è il suicidio della rivoluzione, che apre alla società tecnocratica. In essa vigono tutte le negazioni del marxismo, cui si aggiunge la negazione del marxismo stesso, nei suoi aspetti soteriologici e messianici. In essa si realizza il consumismo di massa, si amplificano i rapporti strumentali e reificativi, si dispiega il libertinismo sociale. Tale fenomeno, nel nostro paese, ha avuto una spinta ideologica nel gramscismo che, per Del Noce, rappresenta un tentativo di revisione del marxismo maturato a contatto con la cultura idealista. In particolare, è l'atto “impuro” gentiliano , incontrato nel tentativo di riscrivere il crocianesimo in termini di filosofia della prassi,   che conduce Gramsci a proporre un comunismo ateologizzato , volto a sostituire alla lotta di classe, la lotta per la modernità. La pedagogia del moderno Principe, dell'intellettuale organico, è in realtà una didattica del nichilismo gaio dei nostri giorni, una lezione atta a indurre il libertinaggio di massa. Il lettore avrà, in quanto riferito, sicuramente colto il carattere stimolante e organico a un tempo della proposta delnociana . Chi scrive ritiene, inoltre, che le analisi in questione risultino fondamentali  per l'elaborazione di una filosofia della tradizione in grado di superare lo scacco del moderno. Ma con Heidegger e con Evola ritengo sia possibile muovere dal moderno stesso, vissuto e letto, però, in una prospettiva ultramoderna. Questi pensatori, e altri con loro, mi inducono, per altro, a non condividere, pienamente e fino in fondo, l'origine storico-filosofica della modernità presentata dal pensatore cattolico: nel brunismo ritengo debba vedersi altro che un semplice momento dell'affermarsi dell'ateismo, così come nello spinozismo (per la qual cosa rinvio alle tesi di Piero Di Vona sullo spinozismo di “destra”). Al contrario, vi individuo il riaffiorare di quella visione cosmologica , e della metessi a essa correlata, che era propria del mondo classico. E' lungo il   file rouge speculativo, riemerso nel Rinascimento, poi in Schelling e quindi in Heidegger che è possibile rintracciare la via per la riaffermazione, qui e ora, di quell'uomo integrale che è stato  testimoniato da tutto il pensiero dell'Antichità.