di Antonio Coletta
Franz Rosenzweig nasce il 25 dicembre 1886 a Kassel, in Germania.
Nella sua famiglia, ebraica assimilata, ben inserita nella borghesia e particolarmente aperta verso la cultura tedesca, l'osservanza religiosa era limitata alla celebrazione delle feste ebraiche più importanti.
Durante gli studi ginnasiali, Rosenzweig è attratto soprattutto dall'arte e dai grandi pensatori della cultura tedesca. Tuttavia, per soddisfare i desideri del padre Georg, fabbricante di tinte ed importante membro del Partito nazional-liberale tedesco, si iscrive alla facoltà di medicina dell'università di Gottinga. Prosegue tali studi a Monaco e Friburgo.
A Friburgo, nel 1906, segue un seminario su Kant. Comincia ad emergere l'interesse per la storia e la filosofia. In quattro anni abbandonerà completamente gli studi scientifici per immergersi nello studio di queste discipline, a lui più congeniali. Trova nel filosofo Heinrich Rickert e, soprattutto, nello storicista Friedrich Meinecke i suoi maestri. Dal 1910 si dedica allo studio dei manoscritti hegeliani. Dai suoi studi su Hegel vedrà la luce la sua tesi di dottorato, la quale verrà rielaborata e pubblicata nel 1920 con il titolo di “Hegel e lo Stato” .
“Hegel e lo Stato” è ancora oggi un testo fondamentale della storiografia hegeliana. L'opera, impostata secondo il metodo di ricerca storicista, si presenta come una ricostruzione minuziosa ed attenta, dal punto di vista critico e problematico, del percorso intellettuale dell'Hegel politico. Rosenzweig segue la linea della continuità tra Hegel e Bismarck tracciata da Meinecke. Tuttavia, egli si discosta dal maestro per una distanza maggiore dal concetto di Stato Forte e dal Reich. Rosenzweig, nel 1910, è insofferente verso il clima politico tedesco che soffoca gli slanci culturali e che antepone la razza all'umanità. Egli considera il concetto maturo di Stato di Hegel (e a tratti l'intera filosofia politica hegeliana) pericoloso al pari della politica di Bismarck. Entrambi, secondo il filosofo di Kassel, avevano concesso troppo potere allo Stato, finendo per decretare la separazione tra Stato e cultura, tra Stato e nazione, costringendo l'individuo ad essere assorbito totalmente dall'entità statuale. E' nella politica di potenza, nella quale il singolo uomo è sempre in secondo piano, che Rosenzweig vede la vera linea di continuità che muove da Hegel a Bismarck.
Mentre progetta una carriera accademica sotto la guida di Meinecke, nel 1913 Rosenzweig vive una profonda crisi spirituale. Fino ad allora di tiepidi sentimenti religiosi, manifesta l'intenzione di convertirsi al cristianesimo. Abbandona la scuola storicista e la carriera universitaria. In questa scelta sono certamente influenti i cugini Hans e Rudolf Ehrenberg e l'amicizia con il giurista Eugen Rosenstock-Huessy, tutti già convertiti al Cristianesimo. In particolare le discussioni con Rosenstock-Huessy fanno maturare nel pensatore di Kassel una disaffezione verso la filosofia idealista e verso Hegel e la convinzione che le esigenze spirituali dell'uomo moderno siano completamente appagate nel Cristianesimo. Affronta allora la lettura del Nuovo Testamento e torna a casa a Kassel per annunciare alla madre la sua intenzione di essere battezzato cristiano. Rosenzweig vuole però entrare nel Cristianesimo da ebreo, non da pagano. Si reca perciò, nell'ottobre del 1913, in una piccola sinagoga ortodossa di Berlino per celebrare la festa dello Jom Kippur. Mentre è seduto in preghiera, il filosofo matura un'altra profonda crisi nella quale scopre un Ebraismo che non è un residuo del passato, ma una religione e una speranza vivente. Decide di restare ebreo e di dedicarsi completamente all'Ebraismo. Al fine di comprendere pienamente la speculazione filosofica di Rosenzweig è necessario tener ben presente questa scelta.
Nel '14 si trasferisce definitivamente a Berlino dove diviene assiduo ascoltatore del neokantiano socialista Hermann Cohen, professore di filosofia ebraica. A Berlino, inoltre, studia per incrementare la sua conoscenza della lingua ebraica, dell'arabo e del Talmud e incontra per la prima volta Martin Buber. Nello stesso anno scoppia la Prima Guerra Mondiale. Rosenzweig opera dapprima come volontario per la Croce Rossa in Belgio, poi, richiamato nell'esercito tedesco e addestrato come artigliere, in un'unità antiaerea sul fronte macedone. Durante la permanenza in trincea idea e comincia a stendere “Globus” , una riflessione sulla storia universale, e “ La Stella della Redenzione” , terminata nel 1919 e opera centrale di tutta la speculazione del filosofo di Kassel.
Nella Stella il pensatore si propone quattro grandi obiettivi: distruggere dalle fondamenta tutta la filosofia a lui precedente; rimettere l'uomo al centro della sua esistenza; descrivere il reale (attraverso un sistema filosofico personale); cercare una conciliazione tra pensiero ebraico e pensiero “pagano” occidentale e tra Ebraismo e Cristianesimo. Partendo da una riflessione sulla morte svilita e annullata dalla filosofia idealista, egli si scaglia contro questa e contro le sue pretese totalizzanti di ridurre l'uomo a mera parte di un tutto; un idealismo che, secondo Rosenzweig, è reo di aver mistificato la realtà, di aver privato l'esistenza del singolo individuo, dell' “uomo nome e cognome” , come ama definirlo Rosenzweig, della centralità che le spetta, inglobandola in un tutto che l'ha resa mera pedina della sua volontà e ragione. Da dove deve prendere inizio la nuova filosofia, il “nuovo pensiero” ? Proprio da quell'uomo “nome e cognome” che deve riscoprire se stesso e rimpiazzare l'individuo universale, che esce dal tutto che ogni cosa ingloba per riconoscere le molteplicità del reale, per mettersi in relazione attraverso il dialogo con l'altro. Da questo presupposto, Rosenzweig elabora il proprio sistema. Un sistema che egli raffigura anche graficamente attraverso due triangoli equilateri identici. Ai vertici del primo egli pone i tre elementi irriducibili dell'essere: Dio, mondo ed uomo. Ai vertici del secondo, capovolto rispetto a questo, le tre connessioni dinamiche tra questi tre elementi: creazione, rivelazione e redenzione. Sovrapponendo questi due triangoli in modo che la singola connessione dinamica sia posta tra i due elementi che la mette in essere, egli ottiene il Magen David, la stella di David. Questa stella è un simbolo che esplica visivamente non solo il sistema filosofico nel quale il pensatore di Kassel ingabbia la realtà , ma anche le due religioni della rivelazione, le due grandi religioni: Ebraismo e Cristianesimo. L'unità della figura permette di comprendere la convinzione di Rosenzweig che le differenti verità delle due religioni fossero in realtà complementari al pari di due diverse strade che arrivano allo stesso porto. Tuttavia, nella stesura come nella figura, l'Ebraismo è centrale rispetto al Cristianesimo. Il popolo ebraico si trova al centro della stella nel fuoco che arde, perpetua se stesso, la sua unicità e la sua identità collettiva nell'eternità attraverso le generazioni, uscendo dalla storia universale e partecipando, così, già della redenzione. Il popolo cristiano è invece raffigurato dai raggi sprigionati dal fuoco ardente nella stella come un popolo in continuo cammino sulla via della storia tracciata da Dio alla ricerca della verità, il quale si ripropone attraverso la testimonianza e l'espansione. E' quello cristiano un popolo che vive nell'attimo in un tempo in cui l'eternità è irrotta dividendolo in un unico grande passato (precedente alla nascita di Cristo) ed un unico grande presente (posteriore a tale evento), in cui ogni momento è punto centrale della via che si prolunga eternamente.
Terminata la stesura della “Stella della Redenzione” , Rosenzweig nel 1920 sposa Edith Hahn, conosciuta a Berlino e si trasferisce a Francoforte sul Meno, dove resterà fino alla morte, per dirigere la Casa libera dell'insegnamento ebraico appena istituita dal rabbino Nobel. L'anno seguente la Stella viene pubblicata, nonostante i dubbi di Rosenzweig. Questi, infatti, considerava la Stella un'opera per lui definitiva e da pubblicare solo postuma, come ultima parola. Ben presto si rende conto delle difficoltà dei suoi lettori di comprendere il significato dell'opera. In particolare egli è deluso da chi interpreta la Stella come un'opera tanto ebraica quanto cristiana. Egli scrive un breve saggio teso a rendere la sua opera più accessibile a tutti su richiesta del suo editore. Tuttavia non acconsentirà mai alla pubblicazione. Nel 1921 soffre i primi sintomi di un disturbo motorio. La diagnosi è terribile: sclerosi amiotrofica laterale con crescente paralisi del bulbo. Dall'anno seguente non lascerà più la sua casa di Francoforte sul Meno. Nello stesso anno abbandona la direzione della Casa libera dell'insegnamento ebraico , nasce il suo unico figlio ma perde la capacità di scrivere. Ovvia all'impossibilità dettando alla moglie Edith. Purtroppo in pochi mesi perde anche la capacità di dettare. Utilizza una particolare macchina da scrivere approntata appositamente per permettergli di continuare i suoi lavori. La moglie resta comunque fondamentale per la comunicazione di Rosenzweig con il mondo esterno, correggendo e completando ciò che il marito con difficoltà scriveva e aiutandolo a sostenere le conversazioni con amici ed ospiti. Nel 1925, comincia a tradurre in tedesco la Bibbia ebraica, con Martin Buber. Nello stesso anno, afflitto dal fatto che la Stella non sia diventata famosa, dà alle stampe “ Il nuovo pensiero. Alcune note supplementari a La Stella della Redenzione ”, chiave d'interpretazione dell'opera dell'autore.
Nell'ultimo periodo della sua vita è capace di muovere soltanto gli occhi. Attraverso il movimento degli occhi e un alfabeto posto di fronte al suo letto riesce a comunicare con la moglie e a continuare a scrivere. Muore nel dicembre del 1929 a soli 43 anni e viene sepolto nel cimitero della comunità ebraica di Francoforte sul Meno. Buber terminerà la traduzione della Bibbia ebraica traducendo da solo gli ultimi cinque libri.