21 aprile 2007: Natale di Roma. Le celebrazioni del Campidoglio

di Sabrina Cozzi

 

In occasione del Natale di Roma si è svolto  in Campidoglio il XXVII seminario internazionale di studi storici "Da Roma alla terza Roma" sul tema"Il popolo nella storia e nel diritto. Da Roma a Costantinopoli a Mosca".
Il seminario è stato organizzato dalla sezione di Roma ' Giorgio la Pira' dell'istituto di Teoria e Tecniche dell'Informazione Giuridica del CNR nel quadro dell'accordo tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Accademia delle scienze di Russia, con il contributo dell'Università di Roma 'La Sapienza', nell'ambito della ricerca d'Ateneo su "Aspetti Giuridici e religiosi dello spazio. Città ed ecumene". E' questa una iniziativa scientifica che vanta una lunga tradizione: essa continua un  percorso iniziato nel 1981 e che si concretizza ogni anno  il 21 aprile in occasione del compleanno di Roma.
Punto di riferimento del seminario sono le tre città: Roma, Costantinopoli "Nuova Roma" e Mosca " Terza Roma" considerate realtà formalmente definite, come provano l'augustum augurium  per la fondazione di Roma, il 3° Canone del Concilio Ecumenico di Costantinopoli del 381 che dichiara la città del Bosforo Nuova Roma e la Carta Costitutiva del Patriarcato di Mosca del 1589 che definisce quest'ultima città " Terza Roma".
La seduta inaugurale si è svolta nella mattina del 19 aprile a partire dalle ore 9:00  nell'Aula di Giulio Cesare. Obiettivo principale dei seminari è lo studio dei principali momenti della storia nei quali è stato superato, attraverso l'idea di Roma, il particolarismo etnico dei popoli europei. Sono state poste in evidenza le radici degli strumenti giuridici, politici e religiosi per la lotta contro razzismi e nazionalismi, sottolineando quanto affermato già nel secolo scorso dal giurista tedesco R.von Jhering "la missione di Roma sta nel superamento del principio di nazionalità attraverso l'idea di universalità".
Per commemorare la fondazione dell'antica Urbe, all'iniziativa hanno partecipato i più autorevoli studiosi in materia. Il seminario si è aperto con il discorso di ANDREJ N. SACHAROV, direttore dell'Istituto di Storia Russa dell'Accademia delle Scienze di Russia; sono seguiti gli interventi di ANDREA DI PORTO, Direttore del Dipartimento "Identità culturale" del CNR e di ROMANO CIPOLLINI, Presidente della Commissione per la ricerca scientifica di ateneo dell'Università di Roma "Sapienza". ROBERT TURCAN dell'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres ha svolto una relazione su: l'Empire et le Genius populi Romani. In chiusura,  in celebrazione del MMD ANNIVERSARIO DEL GIURAMENTO DELLA PLEBE AL MONTE SACRO, il Direttore Onorario del Corso di Alta Formazione in Diritto romano, FELICIANO SERRAO ha tenuto una relazione sul tema. Al suo discorso  sono seguiti gli interventi di JEAN-LéONARD TOUADI, Assessore alle Politiche Giovanili e di MARIO MAZZA, Presidente dell'istituto Nazionale di Studi Romani.
Il seminario ha lo scopo di voler individuare il filo rosso che lega Roma a Costantinopoli e a Mosca insistendo sul carattere universale della tradizione giuridica da Roma alla Terza Roma. La storia di Roma, dalla sua fondazione, consiste nel superamento delle barriere etniche. Basti pensare alla definizione filosofica di populus che troviamo in Cicerone "coetus
multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus
"; essa non tiene conto degli elementi etnici o territoriali del termine ma piuttosto pone l'accento sul concetto giuridico di populus visto come un insieme di cui i cittadini rappresentano le parti. La definizione ciceroniana di popolo si oppone al concetto di " Volk" e di "Nation". Sulla cittadinanza e non su di un principio di territorialità, Roma costruisce la sua universalità e la realtà dell' Impero romano.
Alle radici della concezione universalistica dell'Impero esiste un rapporto imprescindibile che lega l'esistenza dell'Urbs e la crescita del populus romanus (civitas augescens) alla religio, dove religio è intesa nel senso di "culto degli dèi". Ciò lascia intravedere la giustificazione teologica e giuridica dell'egemonia romana  che gli antichi attribuivano naturalmente agli dèi.
Fino all'inizio del III sec., l'Impero romano mantiene una relativa stabilità politica ed economica e una sostanziale unità territoriale, anche se molti segni di crisi erano già presenti nel secolo precedente. Nel corso del III secolo si accelera il lungo processo di rottura dell'unità dell' Impero romano che si concluderà formalmente nel V secolo. L' instabilità del governo imperiale diventa endemica: in meno di un secolo, dalla morte di Settimio Severo nel 211 alla presa di potere da parte di Diocleziano nel 284, si succedono 25 imperatori! All'instabilità del potere politico si assomma il cedimento delle frontiere sia in Oriente sia in Occidente sotto la pressione delle popolazioni barbariche. Nella seconda metà del IV secolo, inoltre, la Chiesa si
afferma come potere politico in grado di condizionare il potere imperiale, instaurando una sorta di diarchia che segnerà per lunghi secoli la storia dell'Occidente. Il Cristianesimo rappresentò un elemento determinante nel processo di esaurimento del mondo antico che si protrasse per tutto il VI secolo. Pertanto Roma perse il ruolo di centralità e universalità del suo Impero, finché Diocleziano non lo separò in due parti ristrutturando profondamente economia, finanze, politica e burocrazia. Quest'opera garantisce a Roma un secolo di nuova prosperità e il Cristianesimo, autorizzato ufficialmente nel 313 d.C. da Costantino il Grande con l'editto di Milano, contribuisce a sostenere il regime. Il Cristianesimo modificò in parte i valori del Mos Maiorum, tuttavia il mito di Roma continuò a sopravvivere  inglobando altri valori e permettendo quindi alla Romanitas  di continuare ad esistere sotto un'altra veste e di giungere fino a noi. La nostra cultura non è altro che l'evoluzione del patrimonio di conoscenze che Roma ci ha lasciato: si pensi solo alla storia, al diritto, alle istituzioni. Roma è sempre stata vista come un ideale quasi irraggiungibile. Fin dall'alto Medio Evo, con Carlo Magno, si assistette alla volontà di voler riunire e ricostruire l'Impero, la sua stabilità, la sua cultura, le sue leggi, la pace e la prosperità che esso aveva portato al mondo. Per secoli e secoli fino a Carlo V, molti ci provarono, nessuno ci riuscì. Intanto non mancarono di certo nazioni che pretendevano di esser ereditarie di Roma, così dopo Costantinopoli, seconda Roma, arrivò Mosca,  la terza Roma.
Tuttavia quell'ideale e quei valori che costituirono Roma continuarono ad affascinare e a conquistare gli uomini.  E' forse per queste ragioni che l'Urbs è  considerata eterna. Nel 330 Costantino inaugura ufficialmente la nuova capitale dell' impero: l'antica colonia greca di Bisanzio è ribattezzata Costantinopoli. Per un periodo che comprende dieci secoli (o dodici, se si data l'inizio della storia bizantina da Costantino e non da Giustiniano) il nome di bizantino si conviene perfettamente all'Impero Romano d'Oriente. Essa fu centro e faro di civiltà al mondo in quei secoli del Medioevo che furono nell'Occidente di totale disgregazione dei valori del passato: dal culto romano dello Stato ai valori politici, sociali ed etici sui cui era fondata la potenza dello spirito dell'antica Urbs. In realtà, sino al sorgere delle libertà comunali la civiltà occidentale che ancora portava il nome di Roma  fu impegnata nel faticoso lavoro di superare la propria disincantata vecchiezza e la barbara inciviltà nel vigore dell'ideale cristiano, da cui il nome di Roma prendeva nuova luce. Intanto, però, mentre l'Occidente subiva un regresso ed una involuzione
politica, sociale, artistica, intellettuale, Bisanzio salvava la civiltà antica e ne trasmetteva le conquiste spirituali ai tempi moderni. Dobbiamo ad essa se la civiltà greca è giunta sino a no; per il tramite di Bisanzio ci è stato conservato il diritto romano - fondamento del diritto privato e pubblico europeo - e la visione romana dello Stato: soprattutto, il suo senso dell'universale. Tutto ciò forma la grandezza della civiltà bizantina nella sua funzione di «trasmettitrice di civiltà». Ed è proprio nel carattere "romano"   dell' Impero di Costantinopoli che si ritrova l'aspetto formale più evidente della continuità con l'Oriente. I bizantini si autodenominavano "Rhomaioi" e consideravano 'romano' il proprio Stato. Questo concetto di "Romani-Rhomaioi" è fondamentale per ritrovare l'unità di Oriente e Occidente. In Oriente il termine "Rhomaioi" assicura una continuità terminologica, concettuale (si tratta di una nozione politico-giuridica e non etnica) e istituzionale (indicando l'insieme dei rapporti con l'imperatore, il senato, la Chiesa). Per quanto riguarda la Russia, invece, essa più di ogni altra nazione fu, e si sentì, spiritualmente figlia di Bisanzio e nella sua civiltà si formò e si riconobbe. Caduta Bisanzio, Mosca volle chiamare se stessa «Terza Roma»: era, così, sottolineata la continuazione ideale della funzione che la città del Bosforo aveva esercitato nei riguardi del mondo slavo, funzione che ora Mosca assumeva per sé e su di sé, sia per quanto concerneva il Cristianesimo ortodosso, sia per quanto riguardava la missione civilizzatrice e di cultura. Ivan IV fece discendere il proprio potere da quello dei Cesari ossia da una successione ininterrotta di imperatori romani e bizantini. Dunque, la concezione di Mosca quale Terza Roma risulta in qualche modo consustanziale al pensiero tradizionale russo. È una forza sacra, vivente e immanente, che si manifesta attraverso l'Impero: essa è l'essenza dell'eredità tradizionale dell'Occidente.