di Sabrina Cozzi
In occasione del Natale di Roma si è svolto in Campidoglio il XXVII
seminario internazionale di studi storici "Da Roma alla terza Roma" sul tema"Il popolo nella storia e nel diritto. Da Roma a Costantinopoli a Mosca".
Il seminario è stato organizzato dalla sezione di Roma ' Giorgio la Pira'
dell'istituto di Teoria e Tecniche dell'Informazione Giuridica del CNR nel
quadro dell'accordo tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Accademia
delle scienze di Russia, con il contributo dell'Università di Roma 'La
Sapienza', nell'ambito della ricerca d'Ateneo su "Aspetti Giuridici e
religiosi dello spazio. Città ed ecumene". E' questa una iniziativa scientifica che vanta una lunga tradizione: essa
continua un percorso iniziato nel 1981 e che si concretizza ogni anno il
21 aprile in occasione del compleanno di Roma.
Punto di riferimento del seminario sono le tre città: Roma, Costantinopoli "Nuova Roma" e Mosca " Terza Roma" considerate realtà formalmente
definite, come provano l'augustum augurium per la fondazione di Roma, il 3°
Canone del Concilio Ecumenico di Costantinopoli del 381 che dichiara la
città del Bosforo Nuova Roma e la Carta Costitutiva del Patriarcato di Mosca
del 1589 che definisce quest'ultima città " Terza Roma".
La seduta inaugurale si è svolta nella mattina del 19 aprile a partire
dalle ore 9:00 nell'Aula di Giulio Cesare. Obiettivo principale dei seminari è lo studio dei principali momenti della
storia nei quali è stato superato, attraverso l'idea di Roma, il
particolarismo etnico dei popoli europei. Sono state poste in evidenza le
radici degli strumenti giuridici, politici e religiosi per la lotta contro
razzismi e nazionalismi, sottolineando quanto affermato già nel secolo
scorso dal giurista tedesco R.von Jhering "la missione di Roma sta nel
superamento del principio di nazionalità attraverso l'idea di universalità".
Per commemorare la fondazione dell'antica Urbe, all'iniziativa hanno
partecipato i più autorevoli studiosi in materia. Il seminario si è aperto con il discorso di ANDREJ N. SACHAROV, direttore
dell'Istituto di Storia Russa dell'Accademia delle Scienze di Russia; sono
seguiti gli interventi di ANDREA DI PORTO, Direttore del Dipartimento "Identità culturale" del CNR e di ROMANO CIPOLLINI, Presidente della
Commissione per la ricerca scientifica di ateneo dell'Università di Roma "Sapienza". ROBERT TURCAN dell'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres ha
svolto una relazione su: l'Empire et le Genius populi Romani. In chiusura, in celebrazione del MMD ANNIVERSARIO DEL GIURAMENTO DELLA
PLEBE AL MONTE SACRO, il Direttore Onorario del Corso di Alta Formazione in
Diritto romano, FELICIANO SERRAO ha tenuto una relazione sul tema. Al suo
discorso sono seguiti gli interventi di JEAN-LéONARD TOUADI, Assessore alle
Politiche Giovanili e di MARIO MAZZA, Presidente dell'istituto Nazionale di Studi Romani.
Il seminario ha lo scopo di voler individuare il filo rosso che lega Roma
a Costantinopoli e a Mosca insistendo sul carattere universale della
tradizione giuridica da Roma alla Terza Roma. La storia di Roma, dalla sua
fondazione, consiste nel superamento delle barriere etniche. Basti pensare
alla definizione filosofica di populus che troviamo in Cicerone "coetus
multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus"; essa non
tiene conto degli elementi etnici o territoriali del termine ma piuttosto
pone l'accento sul concetto giuridico di populus visto come un insieme di
cui i cittadini rappresentano le parti. La definizione ciceroniana di popolo
si oppone al concetto di " Volk" e di "Nation". Sulla cittadinanza e non
su di un principio di territorialità, Roma costruisce la sua universalità e
la realtà dell' Impero romano.
Alle radici della concezione universalistica dell'Impero esiste un
rapporto imprescindibile che lega l'esistenza dell'Urbs e la crescita del
populus romanus (civitas augescens) alla religio, dove religio è intesa nel
senso di "culto degli dèi". Ciò lascia intravedere la giustificazione teologica e giuridica
dell'egemonia romana che gli antichi attribuivano naturalmente agli dèi.
Fino all'inizio del III sec., l'Impero romano mantiene una relativa
stabilità politica ed economica e una sostanziale unità territoriale, anche
se molti segni di crisi erano già presenti nel secolo precedente. Nel corso
del III secolo si accelera il lungo processo di rottura dell'unità dell'
Impero romano che si concluderà formalmente nel V secolo. L' instabilità del
governo imperiale diventa endemica: in meno di un secolo, dalla morte di
Settimio Severo nel 211 alla presa di potere da parte di Diocleziano nel
284, si succedono 25 imperatori! All'instabilità del potere politico si assomma il cedimento delle
frontiere sia in Oriente sia in Occidente sotto la pressione delle
popolazioni barbariche. Nella seconda metà del IV secolo, inoltre, la Chiesa si
afferma come potere politico in grado di condizionare il potere imperiale,
instaurando una sorta di diarchia che segnerà per lunghi secoli la storia
dell'Occidente. Il Cristianesimo rappresentò un elemento determinante nel
processo di esaurimento del mondo antico che si protrasse per tutto il VI
secolo. Pertanto Roma perse il ruolo di centralità e universalità del suo Impero,
finché Diocleziano non lo separò in due parti ristrutturando profondamente
economia, finanze, politica e burocrazia. Quest'opera garantisce a Roma un
secolo di nuova prosperità e il Cristianesimo, autorizzato ufficialmente nel
313 d.C. da Costantino il Grande con l'editto di Milano, contribuisce a
sostenere il regime. Il Cristianesimo modificò in parte i valori del Mos Maiorum, tuttavia il
mito di Roma continuò a sopravvivere inglobando altri valori e permettendo
quindi alla Romanitas di continuare ad esistere sotto un'altra veste e di
giungere fino a noi. La nostra cultura non è altro che l'evoluzione del
patrimonio di conoscenze che Roma ci ha lasciato: si pensi solo alla
storia, al diritto, alle istituzioni. Roma è sempre stata vista come un
ideale quasi irraggiungibile. Fin dall'alto Medio Evo, con Carlo Magno, si
assistette alla volontà di voler riunire e ricostruire l'Impero, la sua
stabilità, la sua cultura, le sue leggi, la pace e la prosperità che esso
aveva portato al mondo. Per secoli e secoli fino a Carlo V, molti ci
provarono, nessuno ci riuscì. Intanto non mancarono di certo nazioni che
pretendevano di esser ereditarie di Roma, così dopo Costantinopoli, seconda
Roma, arrivò Mosca, la terza Roma.
Tuttavia quell'ideale e quei valori che costituirono Roma continuarono ad
affascinare e a conquistare gli uomini. E' forse per queste ragioni che
l'Urbs è considerata eterna. Nel 330 Costantino inaugura ufficialmente la
nuova capitale dell' impero: l'antica colonia greca di Bisanzio è
ribattezzata Costantinopoli. Per un periodo che comprende dieci secoli (o
dodici, se si data l'inizio della storia bizantina da Costantino e non da
Giustiniano) il nome di bizantino si conviene perfettamente all'Impero
Romano d'Oriente. Essa fu centro e faro di civiltà al mondo in quei secoli
del Medioevo che furono nell'Occidente di totale disgregazione dei valori
del passato: dal culto romano dello Stato ai valori politici, sociali ed
etici sui cui era fondata la potenza dello spirito dell'antica Urbs. In
realtà, sino al sorgere delle libertà comunali la civiltà occidentale che
ancora portava il nome di Roma fu impegnata nel faticoso lavoro di
superare la propria disincantata vecchiezza e la barbara inciviltà nel
vigore dell'ideale cristiano, da cui il nome di Roma prendeva nuova luce.
Intanto, però, mentre l'Occidente subiva un regresso ed una involuzione
politica, sociale, artistica, intellettuale, Bisanzio salvava la civiltà
antica e ne trasmetteva le conquiste spirituali ai tempi moderni. Dobbiamo
ad essa se la civiltà greca è giunta sino a no; per il tramite di Bisanzio
ci è stato conservato il diritto romano - fondamento del diritto privato e
pubblico europeo - e la visione romana dello Stato: soprattutto, il suo
senso dell'universale. Tutto ciò forma la grandezza della civiltà bizantina
nella sua funzione di «trasmettitrice di civiltà». Ed è proprio nel
carattere "romano" dell' Impero di Costantinopoli che si ritrova
l'aspetto formale più evidente della continuità con l'Oriente. I bizantini
si autodenominavano "Rhomaioi" e consideravano 'romano' il proprio Stato.
Questo concetto di "Romani-Rhomaioi" è fondamentale per ritrovare l'unità di
Oriente e Occidente. In Oriente il termine "Rhomaioi" assicura una continuità
terminologica, concettuale (si tratta di una nozione politico-giuridica e
non etnica) e istituzionale (indicando l'insieme dei rapporti con
l'imperatore, il senato, la Chiesa). Per quanto riguarda la Russia, invece,
essa più di ogni altra nazione fu, e si sentì, spiritualmente figlia di
Bisanzio e nella sua civiltà si formò e si riconobbe. Caduta Bisanzio, Mosca
volle chiamare se stessa «Terza Roma»: era, così, sottolineata la
continuazione ideale della funzione che la città del Bosforo aveva
esercitato nei riguardi del mondo slavo, funzione che ora Mosca assumeva per
sé e su di sé, sia per quanto concerneva il Cristianesimo ortodosso, sia per
quanto riguardava la missione civilizzatrice e di cultura. Ivan IV fece
discendere il proprio potere da quello dei Cesari ossia da una successione
ininterrotta di imperatori romani e bizantini. Dunque, la concezione di
Mosca quale Terza Roma risulta in qualche modo consustanziale al pensiero
tradizionale russo. È una forza sacra, vivente e immanente, che si manifesta
attraverso l'Impero: essa è l'essenza dell'eredità tradizionale
dell'Occidente.